Sicurezza e pulizia

Sicurezza e pulizia

Sicurezza a pulizia

di Antonio Zuliani

Nel suo libro La mia penna è pericolosa?, Attilio Pagano indica come il concetto di “prendersi cura” così importante per il miglioramento della sicurezza nei luoghi di lavoro, risenta della pulizia dell’ambiente nel quale si lavora.

Come Pagano scrive, vivere in ambienti di lavoro sporchi o squallidi, quando è tecnicamente evitabile che lo siano, abbassa le motivazioni ad osservare e a segnalare i punti di pericolo. Analogo all’effetto dell’ambiente è quello ottenuto dalla rilevanza data ai comportamenti delle persone. Se i comportamenti negativi sono stigmatizzati e quelli positivi premiati, si ottiene un’azione di rinforzo, che Pagano chiama rinforzo psicosociale.

Sono considerazioni che trovano riscontro nelle osservazioni che tutti possiamo quotidianamente fare: in un ambiente sporco (come le cartacce per terra lungo una strada) mediamente la gente si comporta più da “sporcacciona” rispetto ad altri ambienti (magari a casa propria). Si tratta di quello che viene chiamato “Cialdini Effect”, dal nome di chi lo descrisse: Robert Cialdini.

Cialdini, molto noto per aver scritto Le armi della persuasione, dimostra come le persone, quando vedono che qualcuno che si è comportato in modo negativo la fa franca, sono indotte a fare altrettanto.

Questo autore ha esaminato il comportamento delle persone in relazione all’abbandono o meno del rifiuto a seconda dell’ambiente in cui stanno. I risultati dicono che:

  • i soggetti sporcano di più in un ambiente già degradato rispetto all’ambiente pulito,
  • i soggetti sporcano di più quando vedono qualcun altro insozzare un ambiente già degradato,
  • i soggetti sono meno propensi a gettare rifiuti se vedono qualcun altro farlo in ambiente pulito.

Queste brevi considerazioni richiamo l’importanza di un’attenzione organizzativa relativa alla pulizia degli ambienti di lavoro come strumento per indicare la scelta aziendale della “cura” e indurre i lavoratore ad analogo comportamento.

Bibliografia

Cialdini R., (2003), Crafting Normative Messages to Protect the Environment, in Current Directions in Psychological Science, pp. 105-109, 2003.

Pagano A, (2014), La mia penna è pericolosa?, Hirelia edizioni, Milano, 2014.

La regressione verso la media nella sicurezza e nell’emergenza

La regressione verso la media nella sicurezza e nell’emergenza

Regressione verso la media nella sicurezza e nell’emergenza

di Antonio Zuliani

Spesso di fronte alle situazioni che chiamano in causa la sicurezza e l’emergenza si producono ragionamenti che risentono dell’influenza di quanto è appena accaduto: riprendere il concetto di regressione verso la media appare utile per prevedere cosa ci si può attendere per il futuro.  Il concetto di regressione verso la media nell’interpretazione della sicurezza dell’emergenza nasce dall’esperienza di Kahneman, quando a metà degli anni 60 fu chiamato a tenere dell’elezione a un gruppo di strutture di volo dell’aeronautica israeliana.

Le valutazioni degli istruttori di volo

A fronte delle insistenze di Kahneman circa l’importanza di ricompensare i comportamenti positivi rispetto che punire quelli negativi, un istruttore lo interruppe dicendogli che la sua esperienza gli diceva esattamente il contrario. Secondo questo istruttore elogiare un allievo che aveva eseguito una ottima manovra comportava il fatto che nell’esercitazione successiva lo stesso allievo non sarebbe stato altrettanto efficace, di contro, sgridare pesantemente un allievo per una manovra malfatta comportava il risultato che la volta successiva la manovra sarebbe riuscita molto meglio. Di fatto l’istruttore applicava un punto di osservazione del tutto parziale che prevedere una correlazione diretta tra il suo agire e le reazioni degli allievi piloti.

Le osservazione di Kahneman

La realtà è però ben diversa come ci mostra il concetto di regressione verso la media che spiega questi fatti in modo più oggettivo: in ogni serie di eventi casuali, un evento straordinario (una manovra ottimamente eseguita) ha alte probabilità di essere seguito, per puro caso, da un evento più ordinario. Lo stesso avveniva per gli allievi piloti: pur avendo essi una certa abilità personale nella guida degli aerei le loro abilità si affinavano progressivamente e lentamente grazie alla addestramento. I miglioramenti non diventavano subito evidenti tra una manovra e quella successiva. Da questo punto di vista una manovra eccezionalmente positiva o del tutto negativa è dovuta soprattutto a questioni di fortuna e  perciò è del tutto probabile che a un evento molto positivo ne seguisse uno di meno efficace, indipendentemente dall’intervento dell’istruttore.

Queste osservazioni di Kahneman sono molto importanti perché spesso nell’analisi dei fatti riguardanti la sicurezza e l’emergenza tendiamo comportarci come questi istruttori. Utilizziamo una strategia che riduce la complessità delle situazioni spingendoci a  giudicare gli eventi alla luce di fatti che non li hanno assolutamente influenzati. Ciò significa che quando si prendono decisioni in questi campi fidarsi solo dell’intuizione, che spasso spinge a collegare tra essi i fatti solo perché questo ci fornisce una visione coerente di quello che stiamo osservando, può essere molto pericoloso.

Una metodologia diversa

Proprio perché siamo abituati a sottovalutare gli effetti della casualità nel determinare egli eventi è importante acquisire una metodologia per la presa di decisioni al fine di diminuire l’incidenza degli errori determinati dalla nostra difficoltà di comprendere aspetti come il caso o come la regressione verso la media. Come spesso osserviamo nel nostro lavoro di formazione e di consulenza il vero obiettivo è quello di apprendere le strategie per prendere decisioni sui temi inerenti alla sicurezza e all’emergenza. Se la strategia è corretta e, in questo caso, tiene conto anche dell’incidenza della regressione verso la media, le decisioni saranno più efficaci.