Parole àncoraParole àncora

di Antonio Zuliani

L’influenza delle parole utilizzate nel porre le domande è notevole sulle risposte che si ottengono. Ciò fa riferimento al meccanismo dell’ancoraggio (anchoring) che, come suggerisce lo stesso nome, limita la libertà e l’ampiezza del pensiero. Un po’ come l’àncora diviene il fulcro del movimento di una nave, la mette in salvo, ma la tiene bloccata. Anche cognitivamente l’effetto àncora rassicura, ma può portare a errori significativi.

 

Euristiche-e-bias

Euristiche e bias

di Antonio Zuliani

Le euristiche e i bias sono molto diversi tra loro.

E’ importante non confonderli e conoscerne le differenze, perchè esse determinano le strategie che possono essere messe in campo per contenerne eventuali effetti negativi all’interno dei processi decisionali.

regressione-verso-la-mediaLa regressione verso la media nella sicurezza e nell’emergenza

di Antonio Zuliani

Spesso di fronte alle situazioni che chiamano in causa la sicurezza e l’emergenza si producono ragionamenti che risentono dell’influenza di quanto è appena accaduto: riprendere il concetto di regressione verso la media appare utile per prevedere cosa ci si può attendere per il futuro.

 Il concetto di regressione verso la media nell’interpretazione della sicurezza dell’emergenza nasce dall’esperienza di Kahneman, quando a metà degli anni 60 fu chiamato a tenere dell’elezione a un gruppo di strutture di volo dell’aeronautica israeliana.

pareidoliaPareodolia

La percezione della realtà esterna è di fondamentale importanza per poter prendere delle decisioni corrette. Occorre essere consapevoli che spesso tale percezione è del tutto parziale a causa della pareidolia, ovvero della tendenza a vedere forme e oggetti riconoscibili, nelle strutture amorfe che ci circondano. Si tratta dell’esperienze che facciamo guardando una nuvola o semplicemente una macchia su di un muro.

Da questo punto di vista il volto umano acquista un ruolo fondamentale perché ogni volta che vediamo un volto umano usiamo una regione cerebrale altamente specializzata detta fusiform face area (area fusiforme del volto) che ha il compito di aiutarci a riconoscere le altre persone.

illusione-di-controlloIllusione di controllo

La difficoltà di accettare la logica del caso ci spinge a ricercare sempre delle correlazioni tra quello che accade, e questo ci spinge a comportamenti a volte molto buffi. Ad esempio sarà capitato a tutti, partecipando a un gioco che prevede il lancio di dadi, di gettarli con forza avendo l’obiettivo di ottenere un numero alto e di fare, invece, un lancio debole se desideriamo ottenere un numero basso.

Un altro esempio è quando arriviamo camminando a un semaforo e spesso ci precipitiamo a premere il pulsante di chiamata ritenendo, in questo modo, di accelerare la comparsa del verde che ci permetterà di attraversare la strada. Solo l’aver compiuto questo gesto ci tranquillizza e ci predispone ad attendere con maggior tranquillità il nostro turno. Questo meccanismo è talmente noto che spesso vengono posti in essere quelli che vengono chiamati “pulsanti placebo”, che non attivano nessuna azione, ma danno alla persona l’illusione di controllare la situazione.

avversione alla perditaAvversione alla perdita

L’avversione alla perdita (loss aversion) è un meccanismo mentale per cui le persone sono sensibili alla perdita piuttosto che alla vincita della stessa cifra.

Si tratta dello stesso processo psichico per cui è molto più facile accumulare le cose piuttosto che abbandonarle: aspetto ben noto ai collezionisti.

Tra l’altro spesso questa avversione alla perdita si allea con un altro terribile meccanismo che potremmo definire l’obbligo alla coerenza.

Probabilmente è proprio questo che sta alla base del gioco dell’ “asta dei 20 euro” messo a punto del prof Bazerman della Harvard Business School (ovviamente in dollari).

profezie autoavverantiProfezie autoavveranti

Le profezie autoavveranti (self fufilling prophecy) sono delle “stregonerie” tra le più efficaci che il nostro cervello mette in atto. In sostanza ci mostrano come un nostro atteggiamento, una nostra opinione o una nostra attesa influenzino noi stessi, le altre persone e gli eventi che accadono in modo tale che si avvera proprio quello che avevamo pensato o temuto.

Un esempio sperimentale lo hanno condotto Eden e Shani (1982) e ha coinvolto 105 soldati israeliani che stavano seguendo un corso di 15 settimane per diventare ufficiali.

Gli autori prepararono i profili relativi al potenziale di comando classificando i candidati in tre categorie: alto, normale e non classificato. Anche se gli sperimentatori avevano dichiarato di aver utilizzato nel predisporli test psicologici e i giudizi dei comandanti precedenti degli allievi, l’attribuzione dei profili era del tutto casuale.

OverconfidenceOverconfidence

La troppa sicurezza in se stessi spinge a sopravvalutare le proprie abilità, perché l’eccessiva fiducia dei propri mezzi fa perdere consapevolezza nei propri limiti. Sulla over-confidence, influisce significativamente l’ambiente culturale e socio economico nel quale si vive, ma anche una sorta di arroganza derivante dal fatto di ricoprire una posizione personale significativa all’interno del proprio ambiente. Ciò può spingere a prendere decisioni non ottimali e a pensare di avere il controllo della situazione ben al di là del reale.

La storia è piena di previsioni e decisioni poi risultate sbagliate, ma espresse con assoluta sicurezza e convinzione da persone peraltro preparate e di significativo successo, le quali però arrivavano a esprimere giudizi anche su questioni che non erano di loro pertinenza o non conoscevano affatto.

finanza-comportamentaleFinanza comportamentale (behavioral finance)

La finanza comportamentale si propone di affiancare e integrare le teorie finanziarie con la psicologia, attraverso l’assunto di base che non corrisponde al vero il modello classico secondo il quale le persone agiscono in modo perfettamente razionale.

Gli studi su questo tema risalgono agli anni settanta con i lavori di Kahneman e Tversky e con il contributo di Shefrin che per primi applicarono le ricerche sui modelli comportamentali relativi ai processi decisionali al campo della finanza.

Quello che emerge da questi studi è che molte “anomalie” dei mercati finanziari si spiegano attraverso i comportamenti degli attori economici, mettendo a fuoco gli errori, le irrazionalità e i meccanismi sui quali si appoggia il nostro cervello nell’esaminare la realtà e nel prendere le decisioni.