Euristiche-e-biasEuristiche e bias

di Antonio Zuliani

A volte accade di riscontrare una certa confusione nell’utilizzo del termine euristiche e del termine bias (addirittura alcuni autori li usano come sinonimi).
Non solo non si tratta di sinonimi ma le stesse strategie per affrontare i problemi posti dall’euristiche sono diversi da quelli posti dalla presenza dei bias.

Con euristica si intende una procedura mentale di semplificazione che, a un certo momento, è servita per trovare una soluzione semplice e accettabile a un problema. Possiamo dire che si tratta di una “scorciatoia decisionale”. Il problema è che, cambiando contesto, questa scorciatoia decisionale potrebbe non funzionare più egregiamente; ecco perché la strategia fondamentale per far fronte ai limiti dell’utilizzo delle euristiche sta proprio nello sviluppare un’attenta consapevolezza situazionale.

Quando parliamo di bias ci troviamo di fronte a un errore sistematico di giudizio, cioè al fatto che il cervello suggerisce una valutazione errata; in questo caso si parla infatti di errore mentale.

Un esempio di euristica può stare nella domanda segue: “come si fa, indipendentemente dalla lunghezza di un numero, a sapere se lo stesso è pari oppure dispari. La risposta è estremamente semplice: “ci riguarda l’ultimo numero”. Il cervello ha appreso questa strategia e continua ad utilizzarla perché funziona in ogni situazione (almeno finché non cambia la matematica!).
Passiamo a un altro problema: “prendete un foglio di carta dello spessore di 1 millimetro e supponente di poterlo piegare a metà per100 volte. Alla fine quale sarà lo spessore della carta ripiegata?”. Il più riusciranno ad immaginare uno spessore di qualche centimetro, forse di qualche metro, ma faranno molto fatica ad accettare che la risposta finale è 100 milioni di chilometri (la luna dista dalla terra 384 mila chilometri).

In questo caso, a mio parere, siamo di fronte a un errore sistematico, quindi a un bias, perché il nostro cervello non riesce a concepire che una cosa estremamente piccola possa diventare estremamente grande.
In questo caso la strategia non è quella della consapevolezza situazione, ma della conoscenza di questi errori sistematici.

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