Servizio giornalistico sull’addestramento degli speleosubacquei dei Vigili del Fuoco

Intervista ad Antonio Zuliani

Nella rubrica 7inpunto di 7Gold-telepadova Alessandra Mercanzin ha curato uno speciale sul ruolo e sull’addestramento degli speleosubacquei dei Vigili del Fuoco dal titolo “Angeli del Buio”.

Si tratta di un corpo d’elite impiegato in azioni di soccorso in grotte sommerse e in relitti navali: sono gli uomini che hanno operato nelle azioni di salvataggio e di recupero delle persone decedute dopo il naufragio della Costa Concordia.

Lo speciale mette in luce l’accuratezza dell’addestramento di tale personale che può contare su un rapporto 1:1 allievo-istruttore.

Hanno operato quattro coppie composte da istruttore e allievo che si sono immerse nelle grotte di Oliero (VI) per affrontare l’ultima parte dell’addestramento e acquisire la relativa idoneità.

L’immersione nelle grotte è servita per porre gli allievi in condizioni simili a quelle che incontreranno nelle operazioni di soccorso che prevede di operare in un ambiente ostile caratterizzato dalla solitudine, dal buio, dalla scarsa visibilità e dall’incontrare situazioni di emergenza non risolvibili ad esempio con l’emersione.

Intervista ad Antonio Zuliani

Lo speleosubacqueo, come ho avuto modo di sottolineare nell’intervista contenuta nel servizio, deve riuscire a interconnettere la grande preparazione tecnica con la gestione delle emozioni. Le emozioni, come ad esempio la paura, non vanno temute o stigmatizzate, ma accettate e utilizzate per avere un’ulteriore spinta verso la soluzione del problema che si può incontrare nel corso di un’immersione, aspetti che ho affrontato nella parte teorica del corso.

In questo tipo di intervento di soccorso occorre anche saper gestire la spinta positiva che aiuta a immergersi in condizioni così avverse per salvare una persona rispetto al fato che tale obiettivo non deve indurre a rischiare più del necessario ad esempio prolungando i tempi di immersione. Si tratta tra l’altro di un intervento che raramente salva la vita alle persone, ma gli uomini che lo svolgono sanno quanto sia importante per i familiari anche la riconsegna del corpo del loro congiunto deceduto. Anche questo è un tratto emotivo difficile da gestire, perché riemergere senza una notizia positiva in questo senso può creare ansia nel sommozzatore. Per questo motivo è importante affiancare l’intervento degli speleosub con quello di personale (ad esempio, il Servizio Psicosociale della Croce Rossa Italiana) che assista i familiari nella loro angosciosa attesa.